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24 aprile 2026

25 aprile "La Festa della Liberazione"




L'anniversario della liberazione d'Italia, ricorrenza conosciuta anche come festa della Liberazione o semplicemente 25 aprile, è una festa nazionale della Repubblica Italiana che ricorre il 25 aprile di ogni anno e che celebra la liberazione dell'Italia dall'occupazione nazista e dal regime fascista.

È un giorno fondamentale per la storia d'Italia e assume un particolare significato politico e militare, in quanto simbolo della vittoriosa lotta di resistenza militare e politica attuata dalle forze armate alleate, dall'Esercito Cobelligerante Italiano ed anche dalle forze partigiane durante la seconda guerra mondiale a partire dall'8 settembre 1943.

  Il 25 aprile si celebra
l’anniversario della liberazione d’Italia 
dalla occupazione dall’esercito tedesco e dal
 governo fascista
  avuta luogo nel 1945. 
E' quindi doveroso dedicare una pagina
 a questa ricorrenza perché ha segnato
 una svolta importante per il nostro paese.

Dopo la liberazione d’Italia dai 
nazifascisti 
 i gruppi politici della Resistenza 
hanno ricostruito il nuovo stato italiano.
 Un nuovo stato basato sulla democrazia 
e sul rispetto delle libertà.
 Questa era l’idea in origine dello  
Stato italiano.

Ogni anno in svariate 
città italiane 
vengono organizzati cortei e manifestazioni
 per festeggiare e ricordare la  
festa della liberazione.  
Torino e Milano furono liberate il
 25 aprile del 1945:
 questa data è stata assunta quale giornata 
simbolica della liberazione dell'Italia intera 
dal regime fascista e, 
denominata appunto
 Festa della Liberazione 
che viene commemorata ogni anno
 in tutte le città d'Italia.


18 marzo 2026

Festa del Papà

Pare che le origini delle celebrazioni del 
 Papà 
trovino un antecedente addirittura ai tempi dei babilonesi, 
4000 anni fa, tempo a cui risale una argilla su cui un ragazzo 
di nome Elmesu 
ha scritto un messaggio di auguri e buona salute al padre.
 
L’usanza di dedicare un giorno alla 
Festa del Papà 
 come la celebriamo oggi viene comunque dagli Stati Uniti,
e fu celebrata in tempi abbastanza recenti,
per la prima volta nei primi anni del ’900.

Nei paesi anglosassoni questa festa non ha un legame 
con alcun santo e si svolge la terza domenica di Giugno.

Il simbolo di questa festa sono le rose: 
rosse se il genitore è ancora in vita e bianche in caso opposto.

In Italia la Festa del Papà si celebra il 
19 marzo sin dal 1968.
E’ il giorno in cui si festeggia anche 
San Giuseppe,
il protettore dei falegnami, dei poveri e dei derelitti. 
Giuseppe è anche il nome più diffuso in Italia con numerose 
feste patronali a lui dedicate, 
quindi si tratta di un santo molto sentito e festeggiato. 
Giuseppe, sposo della Vergine Maria e padre di Gesù bambino, 
viene presentato dalla religione cattolica 
come il padre generoso per eccellenza,
premuroso e corretto.

La festa coincide tra l’altro con l’inizio della primavera
(21 marzo)  
quindi la fine della stagione fredda e l’inizio del periodo più fertile. 
Questa occasione fa si che molte tradizioni pagane, 
come i riti di purificazione agraria tramite pire di fuoco, 
vengano assorbite da questa festività cristianizzata.
Altro tema cristiano è dato dal fatto che quando 
Giuseppe e Maria giovani sposi vagavano transfughi 
in paese straniero alla ricerca di un posto 
per poter far nascere il bambino era stata loro rifiutata ospitalità.
I valori dell’ospitalità e dell’accoglienza,
sacri per la religione cattolica, 
vengono ricordati ancora oggi con l’allestimento di 
banchetti aperti ai bisognosi ed ai poveri in molte località in Italia.
In questa occasione in Sicilia ancora oggi 
vi sono banchetti in cui un sacerdote benedice la tavola 
ed i poveri sono serviti dal padrone di casa.
La tradizione vuole che, specie un tempo, 
il banchetto venisse allestito in chiesa e,
mentre un sacerdote predicava per nove volte 
tante quante erano le portate, 
altri due sacerdoti servissero i poveri banchettanti.

In principio la festa del papà era festa nazionale, 
successivamente è stata abrogata anche se continua ad essere 
un’occasione per le famiglie, e soprattuto per i bambini, 
di festeggiare i loro padri con regali e pensieri di riconoscenza.
La festa del 19 marzo è caratterizzata inoltre 

da tradizioni che si ritrovano un po’ in tutte le regioni d’Italia 
dove più dove meno: 
i falò e dolciumi.
A proposito dei dolciumi tradizionali legati a questa festa
vi è un denominatore comune: 
il friggere porzioni di pasta nel grasso come lo strutto o l’olio, 
proprio come i dolci del periodo di carnevale.
Si tenga conto che si tratta di una celebrazione che nasce 

nel mezzo del digiuno quaresimale 
ed è l’unica ricorrenza per la quale è lecito, 
sin dal Medioevo, 
interrompere momentaneamente tale periodo 
di rinunce alimentari che dura sino al periodo pasquale.
Il 19 marzo tutti i papà 
sono festeggiati e ricevono regali 
o pensierini da parte dei figli. 
Questa festa diviene un’occasione per esprimere 
affetto e stima nei confronti del proprio genitore.


 Sono soprattutto le zeppole 
il piatto tipico della 
Festa del Papà. 
Si tratta di frittelle con crema e la ricetta 
può variare alcuni dettagli da zona a zona. 
Le zeppole di San Giuseppe tra storia e tradizione
 Nell’antica Roma il 17 marzo si celebravano le
“Liberalia”, 
feste in onore delle divinità del vino e del grano. 
Per omaggiare Bacco e Sileno,
precettore e compagno di gozzoviglie del dio, 
il vino scorreva a fiumi: 
per ingraziarsi le divinità del grano 
si friggevano delle frittelle di frumento. 
Per San Giuseppe, che ricorre solo due giorni dopo 
(19 marzo),
la fanno da protagoniste le discendenti di quelle storiche frittelle: 
le zeppole di San Giuseppe

Il 19 Marzo
si racconta che i friggitori napoletani si esibivano
pubblicamente nell’arte del friggere le Zeppole 
davanti alla propria bottega, 
disponendovi tutto l’armamentario necessario.

Come la maggioranza dei dolci napoletani anche questo 
dolce ha origine conventuale,
forse nel convento di San Gregorio Armeno
ma c’è anche chi ne attribuisce “l’invenzione” 
alle monache della Croce di Lucca
o a quelle dello Splendore,
le famose monache ad ogni festività inventavano un dolce diverso.
Moltissimi dolci napoletani sono costruiti su un
“contrasto” di sapori, 
la qual cosa si esprime al massimo nella preparazione dei
“Rustici Napoletani” 
che altri non sono che una deliziosa imbottitura salata 
a base di ricotta e salumi vari racchiusi in una sfoglia dolce.
Anche le zeppole ricetta originale non si sottraggono a questa regola,
poiche’, non son altro che una pasta bignè fritta 
dal gusto neutro che fa da “scatola” ad una crema dolcissima, 
su cui si poggia una nota aspra di una ciliegia sotto spirito o amarena, 
di quelle che un tempo venivano “cotte al sole”
La prima ricetta pero’ la ritroviamo nel trattato di cucina di 
Ippolito Cavalcanti 
celebre gastronomo napoletano ed e’ del 1837.
Inoltre il 19 marzo si e’ sempre celebrata la fine dell’inverno 
(la primavera è ormai nell’aria):
durante i cosiddetti “riti di purificazione agraria” 
vengono accesi in molti paesi del meridione dei grandi falò, 
e preparate grosse quantità di frittelle.



14 febbraio 2026

San Valentino 2023


Perché...  è San Valentino?

a cura di Luca Ferrua

San Valentino,
ma che cosa avrebbe fatto questo Santo 
per diventare patrono degli innamorati?

Vescovo e martire cristiano (176-273) si è visto attribuire alcuni miracoli 
che gli hanno regalato la fama di santo dell’amore.

E quali sono?
Il primo riguarda una coppia di innamorati che il giovane vescovo avrebbe incontrato.
I due stavano litigando e lui li fece riconciliare facendo volare loro intorno decine 
di coppie di piccioni. 
Da questo episodio deriverebbe anche l’espressione
«piccioncini» 
riferita agli innamorati.
Altri raccontano di amanti salvati dalle persecuzioni o dai veti dei genitori.

La festa degli innamorati è legata al culto di questo santo?

Probabilmente no.
Avrebbe origini più antiche, e precisamente nei 
«lupercalia» 
romani che venivano celebrati il 15 febbraio.
Erano riti dedicati alla fertilità.

A quando risale l’abitudine di spedire le 
«valentine» 
ovvero i messaggi d’amore tipici di questa festa?
La più antica risalirebbe XV secolo.
E’ attribuita addirittura a Carlo d’Orléans 
che durante la prigionia nella Torre di Londra 
scrive alla moglie definendola 
"ma tres doulce Valentinée"
(mia dolcissima Valentina).

Quando ha cominciato a diventare un’occasione di ottimi affari?
Già nell’Ottocento alcuni imprenditori statunitensi cominciarono 
a produrre biglietti su scala industriale e gli ottimi affari diedero 
un impulso decisivo allo sviluppo della festa.

Ma si festeggia in tutto il mondo?
Un po’ in tutto il pianeta ci sono eventi o riti in questo giorno ma l’impulso maggiore 
lo ha dato la cultura anglosassone. 
L’attenzione, quindi, è maggiore nei paesi che cadono sotto quell’influenza.

Qualche esempio?
Un po’ ovunque la tradizione impone le cene a lume di candela. 
In Inghilterra o negli Stati Uniti vanno di gran moda i biglietti anonimi
con innamorati che decidono di inviare fiori o cioccolatini 
senza rivelare la propria identità.
Sempre negli Usa, si inviano «valentine» anche al papà, 
alla mamma, a fratelli, sorelle o amici e la tradizione comincia 
alle scuole elementari con bigliettini decorati con 
i personaggi dei cartoni animati e soprattutto dei fumetti.
In Spagna vanno fortissimo le rose rosse, 
mentre le olandesi ricevono spesso cuori di liquirizia.

E vero che in Giappone sono le ragazze a fare regali?
Esatto. 
La tradizione prevede che siano le ragazze a regalare 
una scatola di cioccolatini ai ragazzi, non solo fidanzati e mariti
ma anche amici, colleghi di lavoro o superiori.
Chi riceve il dono di cioccolato lo deve ricambiare un mese dopo con del cioccolato bianco.

Quindi la ricorrenza è sentita anche in Oriente?
Sentita no, è un’occasione per fare festa ed organizzare eventi di ogni genere.
Come in Thailandia dove 14 coppie si sfideranno per il bacio più lungo,
tentando di battere il record mondiale di 32 ore.
La maratona del bacio si terrà a Pattaya dove gli innamorati 
avranno a disposizione un metro quadrato di spazio 
da condividere sempre, a parte il tempo utile per recarsi in bagno. 
Chi vince riceverà un anello con brillante e circa 2.400 euro.

Nel mondo ci sono luoghi dove viene vietata?
Nei Paesi islamici la tradizione è scarsamente diffusa e poco tollerata.
Ogni anno arriva qualche «fatwa» in proposito,
l’ultima è degli ulema indonesiani che hanno proibito di celebrare 
la festa considerata peccaminosa per la religione islamica. 
I religiosi hanno invitato i padri di famiglia a sorvegliare i figli.

In Europa ci sono stati casi di messa al bando?
In tempi recenti non ci sono stati episodi clamorosi. 
Quest’anno l’unico «attacco» arriva dalla Russia,
anche se la chiesa ortodossa non ha mai preso posizione.
A Belgorod, città sul fiume Donec a 700 chilometri a Sud-Ovest di Mosca,
è stata cancellata perché secondo il governatore,
non è in linea con le tradizioni russe. 
Lo zoo locale ha eliminato lo sconto per coppie previsto per san Valentino
e l’università ha vietato agli studenti di festeggiare in discoteche e concerti.

E che cos’è la festa di San Faustino?
E’ un’idea tutta italiana che negli ultimi anni ha preso piede, 
ovvero inventare per il 15 febbraio un «anti sanvalentino»,
una festa dedicata ai single in cerca di fidanzato o fidanzata.
Viene celebrata domani con appuntamenti. 
Domani a Milano, Torino, Roma e nelle principali città italiane
sono in programma appuntamenti, soprattutto «speed date» 
per chi cerca l’anima gemella in modo da poter
festeggiare adeguatamente il prossimo 
San Valentino.

13 febbraio 2026

Buon SAN VALENTINO

"... Mi piaci quando taci perché sei come assente,

e mi ascolti da lungi e la mia voce non ti tocca.

Sembra che gli occhi ti sian volati via

e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.

Poiché tutte le cose son piene della mia anima

emergi dalle cose, piene dell'anima mia.

Farfalla di sogno, rassomigli alla mia anima,

e rassomigli alla parola malinconia. ..."
                          
                          Pablo Neruda


Buon San Valentino
by Tonino Carbone

01 febbraio 2026

Vittime delle foibe: il 10 febbraio l’Italia celebra il Giorno del Ricordo


 








Nella ricorrenza, 
con l’obiettivo di conservare la memoria 
di quelle vicende, 
vengono organizzati convegni,
incontri,  dibattiti 
e iniziative rivolte soprattutto ai giovani.

Le chiamano ‘foibe’, sono cavità carsiche dell’Istria, voragini a strapiombo di origine naturale.
Lì, alla fine della seconda guerra mondiale, furono gettati, anche vivi, migliaia di soldati e di civili. L’ondata di cieca violenza e di esecuzioni sommarie, che coinvolse partigiani, tedeschi, fascisti e l’esercito di Tito, durò fino al 1947.


Quando vennero definiti i confini, e l’Istria e la Dalmazia sono state cedute alla Jugoslavia,
migliaia di istriani, fiumani e dalmati furono costretti all’esodo dalle loro terre.
Per conservare la memoria delle vittime delle foibe e della tragedia vissuta dagli esuli,
la Repubblica italiana ha istituito nel 2005 il Giorno del Ricordo, una solennità civile che viene celebrata il 10 febbraio di ogni anno.
In occasione della ricorrenza vengono organizzati convegni, incontri, dibattiti e iniziative rivolte soprattutto ai giovani studenti.

La legge n. 92 del 30 marzo 2004, che ha istituito la ricorrenza civile, ha decretato anche la nascita
del Museo della civiltà istriano-fiumano-dalmata, con sede a Trieste, e l’Archivio museo storico di Fiume, con sede a Roma.
Inoltre, sono previste iniziative per la valorizzazione del patrimonio culturale, storico, letterario e artistico e per preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate.
Durante le celebrazioni vengono consegnate, ai discendenti delle vittime che ne fanno richiesta, un’insegna metallica in acciaio brunito e smalto che reca la scritta ‘La Repubblica italiana ricorda’ e un diploma a titolo onorifico a firma del Presidente della Repubblica. Per la concessione di tale riconoscimento è stata istituita una commissione, presieduta dal presidente del Consiglio dei ministri o da persona da lui delegata, che ha il compito di esaminare le domande.
Fonte: Ministero dell’Interno

La legge istitutiva del Giorno del Ricordo

Legge 30 marzo 2004, n.92

Istituzione del Giorno del Ricordo in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai coniugi degli infoibati

Art. 1.
1. La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale «Giorno del ricordo» al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.
2. Nella giornata di cui al comma 1 sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado. È altresì favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende. Tali iniziative sono, inoltre, volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell’Istria, di Fiume e delle coste dalmate, in particolare ponendo in rilievo il contributo degli stessi, negli anni trascorsi e negli anni presenti, allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica ed altresì a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all’estero.
3. Il «Giorno del ricordo» di cui al comma 1 è considerato solennità civile ai sensi dell’articolo 3 della legge 27 maggio 1949, n. 260. Esso non determina riduzioni dell’orario di lavoro degli uffici pubblici né, qualora cada in giorni feriali, costituisce giorno di vacanza o comporta riduzione di orario per le scuole di ogni ordine e grado, ai sensi degli articoli 2 e 3 della legge 5 marzo 1977, n. 54.
4. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Art. 2.
1. Sono riconosciuti il Museo della civiltà istriano-fiumano-dalmata, con sede a Trieste, e l’Archivio museo storico di Fiume, con sede a Roma. A tale fine, è concesso un finanziamento di 100.000 euro annui a decorrere dall’anno 2004 all’Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata (IRCI), e di 100.000 euro annui a decorrere dall’anno 2004 alla Società di studi fiumani.
2. All’onere derivante dall’attuazione del presente articolo, pari a 200.000 euro annui a decorrere dall’anno 2004, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2004-2006, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2004, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al medesimo Ministero.
3. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 3.
1. Al coniuge superstite, ai figli, ai nipoti e, in loro mancanza, ai congiunti fino al sesto grado di coloro che, dall’8 settembre 1943 al 10 febbraio 1947 in Istria, in Dalmazia o nelle province dell’attuale confine orientale, sono stati soppressi e infoibati, nonché ai soggetti di cui al comma 2, è concessa, a domanda e a titolo onorifico senza assegni, una apposita insegna metallica con relativo diploma nei limiti dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 7, comma 1.
2. Agli infoibati sono assimilati, a tutti gli effetti, gli scomparsi e quanti, nello stesso periodo e nelle stesse zone, sono stati soppressi mediante annegamento, fucilazione, massacro, attentato, in qualsiasi modo perpetrati. Il riconoscimento può essere concesso anche ai congiunti dei cittadini italiani che persero la vita dopo il 10 febbraio 1947, ed entro l’anno 1950, qualora la morte sia sopravvenuta in conseguenza di torture, deportazione e prigionia, escludendo quelli che sono morti in combattimento.
3. Sono esclusi dal riconoscimento coloro che sono stati soppressi nei modi e nelle zone di cui ai commi 1 e 2 mentre facevano volontariamente parte di formazioni non a servizio dell’Italia.

Art. 4.
1. Le domande, su carta libera, dirette alla Presidenza del Consiglio dei ministri, devono essere corredate da una dichiarazione sostitutiva di atto notorio con la descrizione del fatto, della località, della data in cui si sa o si ritiene sia avvenuta la soppressione o la scomparsa del congiunto, allegando ogni documento possibile, eventuali testimonianze, nonché riferimenti a studi, pubblicazioni e memorie sui fatti.
2. Le domande devono essere presentate entro il termine di dieci anni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Dopo il completamento dei lavori della commissione di cui all’articolo 5, tutta la documentazione raccolta viene devoluta all’Archivio centrale dello Stato.

Art. 5.
1. Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri è costituita una commissione di dieci membri, presieduta dal Presidente del Consiglio dei ministri o da persona da lui delegata, e composta dai capi servizio degli uffici storici degli stati maggiori dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica e dell’Arma dei Carabinieri, da due rappresentanti del comitato per le onoranze ai caduti delle foibe, da un esperto designato dall’Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata di Trieste, da un esperto designato dalla Federazione delle associazioni degli esuli dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, nonché da un funzionario del Ministero dell’interno. La partecipazione ai lavori della commissione avviene a titolo gratuito. La commissione esclude dal riconoscimento i congiunti delle vittime perite ai sensi dell’articolo 3 per le quali sia accertato, con sentenza, il compimento di delitti efferati contro la persona.
2. La commissione, nell’esame delle domande, può avvalersi delle testimonianze, scritte e orali, dei superstiti e dell’opera e del parere consultivo di esperti e studiosi, anche segnalati dalle associazioni degli esuli istriani, giuliani e dalmati, o scelti anche tra autori di pubblicazioni scientifiche sull’argomento.

Art. 6.
1. L’insegna metallica e il diploma a firma del Presidente della Repubblica sono consegnati annualmente con cerimonia collettiva.
2. La commissione di cui all’articolo 5 è insediata entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge e procede immediatamente alla determinazione delle caratteristiche dell’insegna metallica in acciaio brunito e smalto, con la scritta «La Repubblica italiana ricorda», nonché del diploma.
3. Al personale di segreteria della commissione provvede la Presidenza del Consiglio dei ministri.

Art. 7.
1. Per l’attuazione dell’articolo 3, comma 1, è autorizzata la spesa di 172.508 euro per l’anno 2004. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2004-2006, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2004, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al medesimo Ministero.
2. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
3. Dall’attuazione degli articoli 4, 5 e 6 non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

01 novembre 2024

Commemorazione dei Defunti


 
 

  di William-Adolphe Bouguereau (1825–1905)

Storia

L'idea di commemorare i defunti
 in suffragio nasce su ispirazione di un rito bizantino 
che celebrava infatti tutti i morti,
 il sabato prima della domenica di Sessagesima 
- così chiamata prima della riforma liturgica del Concilio Vaticano II
ossia la domenica che precede di due settimane l'inizio della quaresima, 
all'incirca in un periodo compreso fra la fine di gennaio 
ed il mese di febbraio
Nella chiesa latina il rito viene fatto risalire all'abate benedettino
con la riforma cluniacense stabilì infatti che le campane dell'abbazia 
fossero fatte suonare con rintocchi funebri dopo i vespri 
del 1 novembre per celebrare i defunti, 
ed il giorno dopo l'eucaristia sarebbe stata offerta
 "pro requie omnium defunctorum"
 successivamente il rito venne esteso a tutta la Chiesa Cattolica
Ufficialmente la festività, chiamata originariamente 
Anniversarium Omnium Animarum  
appare per la prima volta nell'Ordo Romanus 

In Italia


È consuetudine, nel giorno dedicato al ricordo dei defunti, 
visitare i cimiteri locali e portare in dono fiori sulle tombe dei propri cari.

In molte località italiane è diffusa l'usanza di preparare alcuni dolciumi, 
chiamati infatti dolci dei morti
per celebrare la giornata. 

In Sicilia durante la notte di Ognissanti la credenza vuole che 
i defunti della famiglia lascino dei regali per i bambini insieme 
alla frutta di Martorana e altri dolci caratteristici.


Nella provincia di Massa Carrara la giornata è l'occasione 
del bèn d'i morti
con il quale in origine gli estinti lasciavano in eredità
 alla famiglia l'onore di distribuire cibo ai più bisognosi, 
mentre chi possedeva una cantina offriva ad ognuno 
un bicchiere di vino; 
ai bambini inoltre veniva messa al collo la sfilza,
 una collana fatta di mele e castagne bollite.


Nella zona del monte Argentario era tradizione cucire
 delle grandi tasche sulla parte anteriore dei vestiti dei bambini orfani,
 affinché ognuno potesse metterci qualcosa in offerta,
 cibo o denaro.
 Vi era inoltre l'usanza di mettere delle piccole scarpe
 sulle tombe dei bambini defunti perché si pensava che
 nella notte del 2 novembre le loro anime
 (dette angioletti)
 tornassero in mezzo ai vivi.

Nelle comunità dell'Italia meridionale 
  si commemorano i defunti secondo la tradizione orientale 

Le celebrazioni vengono effettuate nelle settimane 
precedenti la Quaresima.

In Abruzzo, conformemente a quanto avviene 
nel mondo anglosassone in occasione della festa di Halloween
era tradizione scavare e intagliare le zucche e porvi 
poi una candela all'interno per utilizzarle come lanterne. 

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"Lu Picurieddu ti Pasca"

i Miei Pensieri...

Fotografare era la mia passione: mi consideravo soddisfatto solo quando riuscivo a far "parlare" la fotografia.

Dedicavo gran parte del mio tempo a realizzare scatti, sempre con l'intento di cogliere l'attimo negli eventi, nelle cose e nelle manifestazioni più varie della natura.

Amo la spontaneità e mi affido all'intuizione.

I risultati migliori infatti li ottenevo quando fotografo all'insaputa del soggetto, e la foto è pura espressività.

Infine, penso alla fotografia come ad un'arte che matura e si evolve attraverso la passione, l'impegno e a una continua ricerca.

La fotografia è anche, un dettaglio della Vita, poter rivivere con serenità i ricordi di un momento particolare.

In queste pagine sono lieto nel proporvi alcuni scatti fotografici dove la naturalezza della scena evidenzia particolari in grado di rendere bella una foto e addolcire la scena fotografata.


Non mi è stato possibile chiedere a tutte le persone, le cui foto sono presenti in questo sito, se gradivano o meno questo inserimento; qualora qualcuna si ritenga offesa o infastidita da ciò, non ha che da telefonarmi o inviarmi e-mail all'indirizzo sotto pagina indicato ed io provvederò a togliere la o le foto indicatemi !

Ricordo a tutti, in ogni caso,

'che questo sito non è a fine di lucro'

ma soltanto una grande soddisfazione personale.

-.-