Non avvicinarti alla mia tomba piangendo,
non ci sono, non dormo li.
Quando ti svegli la mattina tranquilla,
Io sono anche le stelle che brillano
Perciò non avvicinarti alla mia tomba piangendo,
Io non sono morto –
Non avvicinarti alla mia tomba piangendo,
non ci sono, non dormo li.
« La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. »
La scelta della data ricorda il 27 gennaio 1945 quando le truppe sovietiche dell'Armata Rossa, nel corso dell'offensiva in direzione di Berlino, (nota con il nome tedesco di Auschwitz), scoprendo il suo tristemente famoso e liberandone i pochi superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo
Il 27 gennaio il ricordo della Shoah, cioè lo sterminio del popolo ebreo, è celebrato anche da molte altre nazioni, tra cui la Germania e la Gran Bretagna, del 1º novembre 2005.
In realtà i sovietici erano già arrivati precedentemente ma questi campi detti più comunemente di "annientamento" erano vere e proprie fabbriche di morte dove i prigionieri e i deportati venivano immediatamente gasati, salvando solo pochi
Tuttavia l'apertura dei cancelli ad Auschwitz, dove 10-15 giorni prima i nazisti si erano rovinosamente ritirati portando con se in una tutti i prigionieri abili, molti dei quali morirono durante la marcia stessa, mostrò al mondo non solo molti testimoni della tragedia, ma anche gli strumenti di tortura e di annientamento del lager (anche se è doveroso dire che due dei forni crematori situati in Birkenau I e II furono distrutti nell'autunno del 1944).
In Italia sono ufficialmente più di 400 le persone insignite dell'alta onorificenza dei per il loro impegno a favore degli ebrei perseguitati durante l'Olocausto.
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Insieme alla Dott.sa Patrizia Mattioli di Guidapsicologi.it
entriamo nel merito delle dinamiche sociali e psicologiche che si
creano intorno ai casi di violenza di genere.
Cosa avviene nella mente della vittima e dell’aggressore?
Perché le donne non denunciano?
Quali sono i meccanismi psicologici che si nascondono
dietro alla paura di chi tace e sopporta?
Come riconoscere e contrastare la violenza psicologica?
Solo attraverso gesti effettivi come la denuncia,
l’ascolto attivo e un lavoro di formazione rivolto alle nuove generazioni
si potranno scardinare meccanismi secolari e rendere
alla donna la dignità che le spetta.
Quali sono i segnali che indicano che una donna è vittima di violenza di genere
«I segnali possono essere di natura fisica, psicologica o essere intuiti
da atteggiamenti bizzarri e incoerenti.
La presenza di ferite, lividi o altri segnali sul corpo, ricorrenti e spiegati con reticenza sono sicuramente un indicazione. Poi ci sono i segnali più psicologici: cambiamento dell’umore, tendenza a spaventarsi anche di fronte a stimoli apparentemente neutri, diffidenza verso chi fa domande, ritiro e isolamento sociale anche rispetto alle persone più significative come genitori e cari amici. L’isolamento sociale ha la doppia funzione: di accondiscendere le richieste del partner violento che spesso spinge a isolarsi. Di nascondere agli altri (e a se stesse) i segni e la gravità di quello che accade e di cui ci si vergogna.» spiega Mattioli.
Ecco un pratico elenco per aiutarci a riconoscere le manifestazioni più diffuse di violenza di genere
Dipendenza affettiva: perché la vittima non si allontana dal proprio carnefice
«Spesso si tratta di relazioni caratterizzate dalla dipendenza affettiva. Il partner che poi si rivela violento è stato inizialmente (e lo è generalmente dopo ogni episodio violento) amorevole e premuroso e c’è la difficoltà di integrare i due atteggiamenti.
È come se di fronte all’atteggiamento affettuoso la donna si
dimenticasse che è la stessa persona che le ha fatto del male, tendendo a
giustificare i motivi della violenza o attribuirsene la
responsabilità.» Ma perché non si denuncia? «Molte volte non si denunciano le violenze proprio perché si ritiene di averle in qualche modo provocate. Non si denuncia anche per la paura di
ulteriori ritorsioni, per non rendere di dominio pubblico il problema,
per la difficoltà di ammettere con le persone care di aver sbagliato,
soprattutto nelle scelte fatte contro il parere della famiglia o delle
amiche, altre volte per la paura di non essere credute, per la scarsa fiducia nella possibilità di essere aiutate.» afferma la dott.sa Mattioli.
Fotografare era la mia passione: mi consideravo soddisfatto solo quando riuscivo a far "parlare" la fotografia.
Dedicavo gran parte del mio tempo a realizzare scatti, sempre con l'intento di cogliere l'attimo negli eventi, nelle cose e nelle manifestazioni più varie della natura.
Amo la spontaneità e mi affido all'intuizione.
I risultati migliori infatti li ottenevo quando fotografo all'insaputa del soggetto, e la foto è pura espressività.
Infine, penso alla fotografia come ad un'arte che matura e si evolve attraverso la passione, l'impegno e a una continua ricerca.
La fotografia è anche, un dettaglio della Vita, poter rivivere con serenità i ricordi di un momento particolare.